Commissario di Pubblica Sicurezza Giovanni Palatucci, Servo di Dio e Giusto tra le Nazioni, morto a Dachau il 10 febbraio 1945 all’età di 36 anni.
Nato a Montella in provincia di Avellino il 31 maggio 1909, studi classici, Laurea in Giurisprudenza ma pur se avviato ad una brillante carriera forense non sostiene l’esame di abilitazione all’esercizio della professione, scrive in una lettera non potevo “chiedere denaro a chi già doveva render conto alla giustizia…”
Il suo futuro è nella Polizia, quindi, vinto il concorso da Vice commissario aggiunto, il 30 aprile del 1937 viene assegnato alla Questura di Genova. Da Genova, per le conseguenze di alcune affermazioni espresse tramite un giornale locale sull’operato della Polizia, secondo lui bloccata in pastoie burocratiche e poco vicina ai Cittadini, subisce un provvedimento disciplinare e viene trasferito, a novembre dello stesso anno alla Questura di Fiume con l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stranieri. Possiamo dire che qui il destino inizia a tessere la sua trama.
Infatti in seguito alla pubblicazione, il 14 luglio 1938 su Il Giornale d’Italia, del Manifesto degli scienziati razzisti o, in forma abbreviata, Manifesto della razza, ed alla promulgazione delle leggi razziali del 1938, Palatucci, vive un conflitto interno: da una parte come Funzionario di Polizia deve eseguire gli ordini, dall’altra come cristiano, seguendo la sua Fede, la Fede Cattolica sente di non poter lasciare al proprio destino i perseguitati. Così tra il 1938 ed il 1944, pone in atto azioni per le quali viene definito, molto benevolo e generoso nel concedere permessi di soggiorno, lasciapassare e carte d’identità originali ma che non facevano risalire all’origine ebraica dei titolari.
Operando secondo il principio “Ama il prossimo tuo come te stesso” Palatucci svolse quest’opera di salvataggio in un clima difficile nel sospetto delle autorità militari tedesche, arrivò perfino a distruggere gli elenchi degli ebrei in suo possesso, per non renderne possibile l’individuazione e la cattura finché, nella notte fra il 12 e il 13 settembre 1944 fu arrestato dalla Gestapo per la delazione di un funzionario della Questura di Fiume di nome Filippi, ed accusato di Tradimento dello Stato e connivenza con il nemico. Ma quale Stato? Palatucci non è un traditore, perché il suo giuramento era con lo Stato italiano. In un documento dell’ OZNA (Odeljenje za zaštitu naroda) il Dipartimento per la difesa del popolo, il servizio segreto di Tito, si legge:“…non abbiamo ancora ricevuto le informazioni e il rapporto dall’Istria eccetto qualcosa dal settore di Umago le informazioni politico informative sono le seguenti l’ex direttore della polizia di Rijeka (Riykia) Palatucci è stato arrestato dai tedeschi e deportato in Germania in un lager di concentramento per aver aiutato un gruppo di ebrei per i quali lui nutre una speciale simpatia Palatucci possiede un diploma di dottore in economia politica e negli ultimi tempi era un accentuato anglofilo”.
Di certo la causa formale dell’arresto fu il ritrovamento durante la perquisizione a casa o in ufficio non è chiaro, del “Memorandum Rubini” un progetto che tentava di ridare a Fiume uno status indipendentistico come quello che aveva avuto per tutto il ‘900. Palatucci fu certamente il referente nella Questura dei partigiani con il nome di battaglia “Dottor Danieli” del Movimento di Liberazione nazionale.
Rinchiuso per circa un mese nel carcere Coroneo di Trieste, venne poi trasferito alla Risiera di San Sabba per essere fucilato, solo grazie all’intervento del Console Svizzero, la pena fu tramutata in deportazione al lager di Dachau, dove giunse il 22 ottobre 1944. Gli fu tatuata sul braccio la matricola 117826. In seguito all’epidemia di peste petecchiale che aveva infettato il campo di concentramento, Il 10 febbraio 1945 morì.
Ci piace ricordare una sua frase “Vogliono farci credere che il cuore sia soltanto un muscolo e vogliono impedirci ciò che la coscienza e la nostra fede ci chiedono di fare”, disse un giorno, rivendicando contro la prepotenza e il delirio, le straordinarie ragioni del cuore. A queste ragioni del cuore, egli ispirò la sua azione di salvataggio. di decine, centinaia, migliaia… Ma al di là del dato numerico: il Talmud ci insegna che chi salva anche una sola vita salva l’Umanità e Palatucci di vite umane ne ha salvate parecchie, forse quello che ne ha salvate di più.
Nel 1953, a Ramath Gan, cittadina alle porte di Tel Aviv gli fu dedicata una via, fiancheggiata da 36 platani, uno per ogni anno della sua vita; nel settembre 1990 lo Yad Vashem (Ente nazionale per la memoria dell’olocausto) di Gerusalemme gli riconobbe il titolo di «giusto tra le Nazioni».
Il 19 maggio 1995 il Presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro conferì una medaglia d’oro al merito civile alla memoria.
Il 9 ottobre 2002 il Tribunale diocesano del Vicariato di Roma aprì il processo canonico di beatificazione del «Servo di Dio Giovanni Palatucci, laico, funzionario della Polizia di Stato, martire in odio della fede», il processo si concluse in tempi rapidissimi il 10 febbraio 2004 e gli atti furono trasmessi alla Congregazione delle cause dei santi per la fase successiva.
Amos Luzzatto della Comunità ebraica italiana al processo canonico per la Beatificazione di Giovanni Palatucci disse “Se non fate Beato Giovanni Palatucci, chi volete fare Beato?” Perché non solo si è prodigato e speso per i suoi correligionari ma ha dato la vita per quelli che, secondo la liturgia preconciliare del Venerdì Santo erano i “perfidi ebrei” poi indicati da San Giovanni Paolo II come i “fratelli maggiori”.
Concludo citando l’ultimo episodio conosciuto di altruismo che è stato raccontato da un collaboratore fidato di Giovanni Palatucci, il brigadiere Pietro Capuozzo, che recatosi alla stazione di Trieste, dove stava partendo per la Germania il carro piombato con Palatucci e gli altri deportati, parla a voce alta con un collega della Polizia Ferroviaria, sperando di essere sentito da Giovanni e questo avviene perché ad un certo punto gli viene lanciato tra i piedi un bigliettino dove è scritto l’indirizzo di una strada di Trieste e dall’interno di un vagone sente la voce di Palatucci che dice: “Capuozzo, accontenta questo ragazzo, informa la madre che lui sta partendo per la Germania. Addio!”
Ecco l’esempio di un uomo, un poliziotto, che ha speso la propria vita e si è prodigato per gli altri, come anche ai giorni nostri le sue colleghe ed i suoi colleghi e tutte le Forze dell’Ordine continuano nel suo esempio ad operare per i cittadini ed a loro va il nostro ringraziamento. E la Fondazione Amici di Giovanni Palatucci finanzia la Causa di Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Palatucci, anche nell’ottica del grido di allarme lanciato dalla Senatrice a Vita Liliana Segre che ha affermato che “tra qualche anno ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella sulla Shoah”.
La Fondazione Giovanni Palatucci si impegna a mantenere sempre vivo il ricordo della Shoah, delle Foibe e di Giovanni Palatucci: un esempio di bravo Servitore dello Stato, di vero Cristiano, di un uomo per gli altri, futuro Beato!







